ATONY

un diario di bordo (circa)

DAY 0

Durante una lunga nottata su Zoom in un periodo compreso tra Marzo e Giugno nasce lo script di un corto horror. Lunghezza totale script: ¾ di una pagina. Iniziamo bene.

 

Un cortometraggio e 3 mesi dopo.

DAY 1

“Ehi Nico, ti ricordi quello script che abbiamo scritto in una notte un po’ di tempo fa?”

- “Si..?!?”

- “Che dici se lo giriamo?”

- “Perchè no. Abbiamo finito di girare Notte Insonne l’altro ieri quindi siamo pieni di tempo libero.”

- “Come siamo messi col budget?”

- “Bella domanda, fammi controllare....250 euro...in negativo”

- “Tutto nella norma direi. Quando giriamo?”

- “Dopodomani” -

- “Fatta”.

 

DAY 2

Vado a prendere un caffè con una mia amica. E’ anche un’attrice. Casting risolto. Ma guarda la fortuna a volte. Chiamo Nico per sapere dove potremmo girare. Mi risponde che conosce qualcuno che a sua volta conosce qualcun altro che ha un amico che affitta case o qualcosa del genere. Mi sono perso per strada ma a quanto pare Nico è riuscito a trovare una casa dove girare. Scopro solo dopo che lui ci abita in questa casa (dovrei proprio prestare più attenzione alle persone quando parlano n.d.r.). Ci dovrebbe bastare un giorno solo per girare il tutto, una notte per essere più precisi.

 

DAY 3 → Mi ricordo che sono io il regista; devo preparare una tabella con l’ordine delle scene. Apro Excel ma è troppo complicato, non riesco a evidenziare i bordi delle caselle. Mi arrendo e passo a Word. Copio e incollo il poco che ho fatto ma il testo rimane tutto in una casella. Mi arrendo nuovamente. Passo a carta e penna e creo una lista degna di un capolavoro surrealista. Carico la macchina e passo a prendere il team. Pronti a partire per raggiungere la location. In totale siamo in 4. Una vera crew cinematografica.

 

DAY 3, ore 23 → Dopo una cenetta a base di pizza surgelata del discount, cominciamo ad allestire il set. Dobbiamo traslocare un intero letto dal piano superiore. La mia esperienza di una settimana da magazziniere è l’unica cosa che ci permette di portare a termine il compito. Finiamo di allestire la camera da letto e sembra uno spot Ikea. Siamo orgogliosi del nostro lavoro.

 

DAY 4, ore 0.30 → Cominciamo a girare. Tutto va liscio anche se la sonnolenza comincia a salire. La lista surrealista del giorno prima che solo io riesco a comprendere è davvero molto utile. Tutti stanno facendo un lavoro eccezionale. Facciamo una pausa e ci beviamo il primo caffè della nottata.

 

DAY 4, ore 3.30 → Siamo arrivati a metà del corto; l’alba arriva alle sei quindi decidiamo di fare una tirata senza pause fino alla fine. Prima però un altro caffettino. Fino ad ora abbiamo seguito le scene più o meno in ordine cronologico quindi ora dobbiamo girare il climax. C’è una scena particolare che mi ero immaginato in cui la nostra protagonista deve sbattere le palpebre in preda al terrore; da regista dovrei dare indicazioni su come recitare la scena alla nostra povera attrice Agnese ma il mio stato psicofisico attuale, che mi ricorda molto la mattina di Capodanno, non mi permette di dare una spiegazione efficace. Mi vengono in aiuto sia Nico che Gaia, che fino a questo momento ci ha aiutato nella produzione. Immaginate adesso quattro persone che combattono il sonno, alimentati da quantità probabilmente cancerogene di caffeina, che sbattono le palpebre guardandosi a vicenda senza dire una parola. Sapere per quanto sia andato avanti tale delirio è impossibile, ormai a quell’ora tutto era confuso.

 

DAY 4, ore 5 → L’alba si avvicina ma fuori è ancora buio pesto. Siamo giusti sulla tabella di marcia ma la stanchezza si fa sentire. Le scene che mancano non sono molte però richiedono un po’ più di preparazione. In quel momento sento il peggior suono che si possa sentire: comincia a piovere. Abbiamo la nostra luce principale che illumina la finestra dal giardino. Non possiamo permetterci di fermare le riprese ma non possiamo nemmeno permetterci di bruciare una luce. Accrocchiamo una copertura precaria fatta di scotch, sacchi di plastica e altro materiale non definito che ci permette di continuare. Non posso negarlo, le ultime riprese sono state fatte a velocità notevoli, soprattutto per la condizione in cui ci trovavamo. Credo che a un certo punto uno di noi abbia preso sonno sul posto, non ricordo chi, potrei benissimo essere stato io. Riusciamo a finire tutte le scene; le riprese sono finite e finalmente possiamo riposare un attimo.

 

DAY 4, ore 8 → Le riprese sono finite da un pezzo e ormai abbiamo anche finito di ripulire il tutto. Non ricordo come il letto sia tornato al piano di sopra, ma è successo. Ho perso il conteggio dei caffè bevuti ma so con certezza che non sono abbastanza. Ricarichiamo la macchina e ci avviamo verso casa. È finita, dopo questo lunga Notte Insonne (cit.) siamo riusciti a portare a casa un corto completo, scritto in una notte ma soprattutto girato in una notte. Saluto tutti e li ringrazio dell’incredibile sforzo compiuto. Salutandoli non riconosco più i loro volti, o è la deprivazione del sonno o sono diventato prosopagnostico in una notte, credo sia la prima.

 

Sono passati ormai 7 mesi da quella fatidica notte quindi credo sia arrivato il momento di pubblicare “Atony”. Ciò che abbiamo creato è un corto di atmosfera sperimentale, fatene voi ciò che volete di questa definizione, ma, seriamente parlando, sappiate che dietro Atony ci sono stati tanto impegno e passione e spero che riusciate ad apprezzare ciò volevamo trasmettere.

 

P.S. Tutto ciò che è stato scritto qui riguardante la produzione del cortometraggio Atony non è da considerarsi propriamente affidabile e/o veritiero.

 

P.P.S. Se volete soffrire qua sotto c’è qualche frame della storyboard originale. Giuro che sono autentici. Vi ho avvisato.

 

E.T.